Percorsi nel territorio – Da Giotto a Gentile

 

  • 1 | FABRIANO

    La mostra “Da Giotto a Gentile” è stata allestita nelle sale della Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli”. Sono ad essa collegati tre itinerari urbani che comprendono la Cattedrale di San Venanzio, la chiesa di San Domenico e quella di SantAgostino, decorate da importanti cicli di storie affrescate da pittori fabrianesi e giotteschi nel corso del Trecento.

  • 2 | SASSOFERRATO

    Nella chiesa di San Francesco sono conservate le prove del passaggio di un pittore del 300, che ha lasciato sulle pareti il segno della sua educazione giottesca. Da segnalare anche le chiese di San Pietro, di Santa Chiara e di Santa Maria del Ponte. Nei pressi della città sorge lAbbazia romanica di Santa Croce dei Conti, con affreschi e capitelli riccamente istoriati.

  • 3 | CAGLI

    Le sue chiese conservano un ampio repertorio di pittura eugubina trecentesca. In San Francesco sono stati di recente scoperti affreschi di Mello da Gubbio nella volta dellabside. Di grande interesse anche il Duomo e le chiese di San Giovanni Battista e della Misericordia.
    Nei dintorni, a Montemartello, sorge il Santuario di Santa Maria delle Stelle con al suo interno unedicola affrescata nel 300 dal cosiddetto Maestro di Montemartello.

  • 4 | GUBBIO

    La città mantiene il suo integro e affascinante aspetto medievale, ricca di nobili palazzi e splendide chiese. Le memorie della sua scuola di pittura trecentesca si scoprono nella Pinacoteca Civica di Palazzo dei Consoli, nel Museo Diocesano, nelle chiese di San Francesco e di Santa Maria Nuova. Di grande interesse anche le chiese di SantAgostino e di San Domenico, decorate da Ottaviano Nelli, tra i massimi esponenti del gotico di corte italiano.

  • 5 | GUALDO TADINO

    Nella possente Rocca Flea, fatta edificare nel XIV secolo dal cardinale Albornoz, è raccolta la notevole Pinacoteca Civica.
    Vi sono custodite opere del 300, di Matteo da Gualdo e della sua scuola del 400, oltre a una Croce romanica dipinta e alle ceramiche locali. Immancabile la visita alla chiesa di San Francesco che, assieme al Duomo di San Benedetto, sorge sulla piazza della città.

  • 6 | NOCERA UMBRA

    Di aspetto medievale, la città è rinomata per la sua cucina e per le acque minerali. La chiesa romanica di San Francesco, oggi adibito a Museo Civico, ospita sculture lignee medievali, tavole e affreschi di scuola umbra e gualdese del 400. Rifulge nellampia navata il polittico monumentale, splendente doro e di colori preziosi, dipinto nel 1483 da Niccolò Alunno da Foligno.

  • 7 | ESANATOGLIA

    È stata qui allestita una sezione distaccata della mostra fabrianese, incentrata sulla figura artistica di Diotallevi di Angeluccio, pittore locale operoso nella seconda metà del 300 e in stretta relazione con Allegretto Nuzi. Degne di sosta sono anche le chiese di San Martino, ricca di tele e di affreschi, e la Pieve romanica di Santa Anatolia.

    COMUNE DI ESANATOGLIA ORARIO MOSTRA dal 26 luglio al 30 Settembre:
    lunedì chiuso
    da martedì a sabato
    10.00 13 / 15.30 18.00
    Domenica e festivi
    10.00 13 / 15.30 18.00

    COMUNE DI ESANATOGLIA ORARIO MOSTRA dal 1 Ottobre al 30 Novembre:
    lunedì chiuso
    da martedì a venerdì
    10.00 13
    prefestivi e festivi
    10.00 13 / 15.30 18.00

  • 8 | MATELICA

    Di remote origini picene, la città ha di recente valorizzato il suo ingente patrimonio archeologico esponendolo in un Museo che, per vastità e ricchezza, è tra i più importanti del centro Italia. Notevoli opere darte sono custodite nelle chiese di San Filippo, di San Francesco e nel Museo Piersanti, dimora dellomonimo e benemerito cardinale, cui spetta la raccolta di molta parte delle opere esposte.I vigneti del territorio producono un pregiato Verdicchio che da Matelica deriva il nome.

  • 9 | SAN SEVERINO MARCHE

    La storia e la tradizione artistica della città ne hanno fatto una delle mete più frequentate delle Marche.
    Tappe dobbligo sono le chiese di San Lorenzo in Doliolo, di San Domenico, la Pinacoteca Civica, il Museo Archeologico e il Duomo vecchio, che domina dallalto labitato. Raccomandate le visite alla Pieve di Santa Maria e allEremo di Santa Maria delle Macchie, adorne di affreschi del XIV e del XV secolo.

 

Agnolotti alla piemontese

PREPARAZIONE
Su una spianatoia mettete la farina a fontana con il pizzico di sale e con una forchetta incorporate le uova una alla volta. Lavorate l’impasto con le mani sino ad ottenere un composto liscio e compatto. Fate una palla e avvolgetela con la pellicola trasparente lasciandola riposare per circa 30 minuti.
Fate sbollentare la salciccia e il cervello in abbondate acqua salata, scolate dopo 5 minuti. Spellate la salciccia e sbriciolatela con una forchetta, quindi pulite il cervello e tritatelo.
Fate lessare la scarola per 20 minuti. A cottura ultimata, scolatela, strizzatela, tritatela e fatela rosolare con la noce di burro per 5 minuti.
Utilizzando un tritacarne, macinate il brasato di manzo, l’arrosto di maiale, la salciccia e il cervello. Mettete il trito in una grossa ciotola aggiungendo la scarola tritata, le uova, il parmigiano, il sale, il pepe e la noce moscata. Con un cucchiaio di legno lavorate l’impasto, sino ad ottenere un composto omogeneo.
Con un mattarello spianate la pasta sino ad ottenere una sfoglia sottile e dividetela a metà, su una parte disporrete il ripieno, l’altra parte che servirà per ricoprire la sfoglia sulla quale avrete posto il ripieno, la terrete arrotolata e coperta in modo da mantenere la giusta morbidezza.
Sulla prima sfoglia, depositate una quantità di impasto della grandezza di una nocciola, disponete le palline in modo allineato, distanziandole di circa 4 cm. l’una dall’altra. Ricoprite con l’altra sfoglia e con le dita premete fra un ripieno e l’altro e con una rotella dentata, ritagliate tanti agnolotti quadrati.
In un pentolino, fate rosolare per 3 minuti la salvia nel burro fuso.
Cuocete gli agnolotti nel brodo di carne bollente, scolateli con una schiumarola non appena vengono a galla e metteteli in una zuppiera calda. Conditeli con il burro fuso aromatizzato con la salvia, mescolate e aggiungete il parmigiano. Servite immediatamente.
Nei piatti individuali si può aggiungere, a piacere, lamelle fresche di Tartufo Bianco d’Alba.

Cgil: a che punto è la previdenza complementare

Introduzione

Il trend negativo delle adesioni ai Fondi negoziali promossi dalla contrattazione collettiva e il consolidamento delle asimmetrie territoriali, per dimensioni delle aziende, di genere e per classi di età, producono evidenti effetti negativi sulla tutela previdenziale dei futuri pensionati, soprattutto delle giovani generazioni e dei dipendenti della piccola e media impresa, e rischiano d’indebolire lintero sistema della previdenza complementare.

Le cause del trend negativo delle adesioni sono da ricercare nel contesto economico non favorevole alloccupazione e ai redditi da lavoro; nellazione dissuasiva dei datori di lavoro con meno di cinquanta dipendenti, propensi a considerare il Tfr fonte di autofinanziamento a basso costo; nella necessità dei lavoratori ad utilizzare il Tfr per affrontare spese impreviste o non coperte da reddito da lavoro, per integrare un reddito da lavoro esiguo o come ammortizzatore sociale per fare fronte a periodi di disoccupazione.

A fronte di queste problematiche quale ruolo del sindacato e della contrattazione nella promozione delle adesioni considerato che scorciatoie, quale ladesione obbligatoria, non sono praticabili sia dal punto di vista giuridico che dell’opportunità e delle valutazioni? La sintesi che segue individua nella sperimentazione delladesione generalizzata con il solo contributo del datore di lavoro lo strumento per mettere in connessione lavoratori altrimenti non raggiungibili dall’informazione sindacale e per esercitare un’attività di promozione da parte del Fondo, delle categorie e dei Patronati finalizzata all’adesione secondo le regole vigenti.

Luso flessibile del conferimento del Tfr può tradursi nella contrattazione per i soggetti deboli del mercato del lavoro nella facoltà di adesione con il contributo del lavoratore e del datore di lavoro; per i lavoratori meno giovani nella facoltà di poter decidere, in relazione a particolari condizioni in alcune fasi della vita, la percentuale di Tfr da destinare alla previdenza complementare.

La sintesi

1. Il sistema  della previdenza complementare  negoziale

Gl’interventi legislativi in materia previdenziale realizzati nei primi anni novanta, in un periodo caratterizzato da una profonda crisi della finanza pubblica e della rappresentanza politica, hanno riguardato:

  • la sostenibilità del sistema pensionistico con interventi di razionalizzazione della spesa pensionistica e della finanza pubblica, di modifica delletà pensionabile e della modalità di calcolo della prestazione, di omogeneizzazione dei diversi trattamenti pensionistici obbligatori;
  • la salvaguardia e il rafforzamento del regime pubblico, solidale e universale;
  • l’adeguatezza delle future prestazioni pensionistiche attraverso il rafforzamento del sistema pubblico e la centralità della pensione pubblica, che resta il principale attore del sistema di sicurezza sociale, e la realizzazione di un sistema di previdenza complementare per garantire al mondo del lavoro più elevati livelli di copertura previdenziale e lerogazione di trattamenti aggiuntivi alle prestazioni del sistema pubblico.

2. Il quadro delle adesioni

Nel complessivo panorama della previdenza complementare, i Fondi pensione negoziali si caratterizzano per il ruolo attivo dei lavoratori nei processi decisionali e nella definizione della governance, per lefficacia del modello organizzativo, per i ridotti costi gestionali e per risultati della gestione finanziaria in grado di assorbire velocemente i negativi shock finanziari, di vincere la comparazione con il Tfr e di dare nel breve/lungo periodo risultati compatibili con la funzione previdenziale.

Il sistema della previdenza negoziale (finanziamento e gestione delle risorse raccolte) è in grado di assolvere alla funzione primaria dellerogazione di una prestazione aggiuntiva alla pensione pubblica e, come in questi anni di crisi, di svolgere la funzione di ammortizzatore sociale attraverso lerogazione dei riscatti e delle anticipazioni.

Tutti questi elementi sono presenti nelle valutazioni degli aderenti (vedi la pubblicazione Assofondipensione/Mefop) e nei loro comportamenti tantè che, mediamente, 11 mila aderenti allanno in condizione di poter riscattare la loro posizione individuale hanno preferito il trasferimento ad altro Fondo negoziale al quale avevano diritto d’iscrizione in relazione al loro nuovo lavoro.

Già alla chiusura del “semestre” 2007, la Cgil aveva sottolineato come le adesioni dei lavoratori dipendenti alla previdenza complementare (il 27% del totale degli occupati), se pur in linea con il dato europeo delle adesioni volontarie, presentasse forti sperequazioni territoriali e settoriali: soddisfacente il tasso di adesione in specifiche aree territoriali, nella grande impresa e, in genere, nelle aziende ove la presenza del sindacato aveva agevolato un’adesione consapevole da parte dei lavoratori; insoddisfacente, invece, in altre aree, tra i lavoratori della piccola e media impresa, e tra le nuove generazioni del lavoro.

Il dato deludente delle adesioni tra i lavoratori della piccola e media impresa, tra i precari e i soggetti deboli del mercato del lavoro e tra i giovani è da mettere  in relazione anche con la difficoltà del sindacato a produrre un’informazione esaustiva in grado di assicurare una scelta consapevole; con il contesto economico meno favorevole (basse retribuzioni, precarietà e mobilità del lavoro); con lazione dissuasiva dei datori di lavoro portati a considerare il Tfr fonte di autofinanziamento a basso costo; con la necessità dei lavoratori ad utilizzare il Tfr per affrontare le spese impreviste  o per integrare un reddito da lavoro esiguo e per fare fronte a periodi di disoccupazione. Di fatto per una parte del mondo del lavoro il conferimento del Tfr è divenuto una barriera allaccesso alla previdenza complementare.

Un sistema di previdenza complementare fortemente condizionato dalle disomogeneità e dai dualismi (territoriali, di tutela sindacale e generazionale) rischia di compromettere la solidità del sistema della previdenza negoziale, di far venire meno la finalità di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale alla generalità dei lavoratori e di annullare per una parte consistente del mondo del lavoro la possibilità di godere, a seguito di una scelta consapevole, di una pensione complementare.

Dalla fine del semestre (31 dicembre 2007) al 31 dicembre 2012, diminuiscono gli aderenti ai Fondi negoziali per effetto della somma algebrica tra riscatti (mediamente 90 mila allanno) e le nuove adesioni (mediamente 60 mila con modalità esplicite e 17mila con modalità silenti) mentre crescono gli aderenti ai Fondi aperti e ai Piani individuali di tipo assicurativo, nonostante gli handicap della mancata contribuzione del datore di lavoro e del differente costo di gestione, che si traducono in una forte penalizzazione della prestazione pensionistica complementare, e del mancato godimento delle cosiddette prestazioni nella fase di accumulo.

I dati delle adesioni negli ultimi 5 anni (stabilizzazione degli aderenti ai Fondi preesistenti, crescita delle adesioni ai Fondi aperti e ai Piani Individuali Previdenziali, diminuzione degli iscritti ai Fondi negoziali) fanno dire alla Covip che il sistema della previdenza complementare continua a mantenersi su un sentiero di crescita moderata rimanendo comunque al di sotto del potenziale di sviluppo ipotizzato al momento della sua istituzione ed evidenziano le politiche commerciali aggressive di banche e assicurazioni, mentre la diminuzione degli iscritti ai Fondi negoziali evidenzia il contesto economico non favorevole alloccupazione e ai redditi da lavoro e gli effetti sul mondo del lavoro della crisi economica e produttiva e confermano la difficoltà del sindacato a raggiungere e a produrre un’informazione adeguata ai lavoratori della piccola e media impresa.

Landamento delle adesioni ai Fondi negoziali del pubblico impiego di recente istituzione ci consegna gli esiti non risolti della normativa sulle agevolazioni fiscali, della normativa restrittiva in materia di accesso alle prestazioni nella fase di accumulo, del trasferimento reale del Tfr e del Tfs e lincidenza sui comportamenti dei datori di lavoro pubblici del Patto di stabilità interno e della condizione della finanza locale.

3. Rilanciare la previdenza complementare

Nel rispetto dei vincoli di libertà e volontarietà di adesione previsti dallarticolo 1 del Dlgs 252 del 2005 è opportuno, per rilanciare il tema della previdenza complementare e il miglioramento del tasso di adesione, ancora troppo basso sopratutto tra le fasce deboli del mercato del lavoro:

  • esplorare con le controparti datoriali la possibilità di Adesione con il solo contributo del datore di lavoroe di Conferimento flessibile e parziale del Tfr.;
  • richiedere il semestre per i lavoratori pubblici e un nuovo semestre per i lavoratori del settore privato alla fine del quale fare valere il meccanismo delle adesioni silenti;
  • sollecitare al Governo una campagna istituzionale sulla previdenza pubblica;
  • progettare una campagna a favore della previdenza complementare da gestire insieme Assofondipensione e Fondi negoziali;
  • attuare la delibera Covip sul coinvolgimento dei patronati nella raccolta delle adesioni e dare seguito al Protocollo Assofondipensione Cepa, con la sottoscrizioni delle convenzioni tra Inca e i singoli Fondi per agire sul versante delle adesioni, per rafforzare le conoscenze dei lavoratori sulle specularità dei diversi sistemi di previdenza (pubblico e complementare) e per incidere positivamente sulla relazione tra iscritto e fondo anche  nel campo delle prestazioni nella fase di accumulo e nella verifica dei versamenti;
  • impegnare la Confederazione per lattivazione di sinergie territoriali tra il Sistema servizi (Inca, Caaf; Uvl e Sportelli territoriali sulla previdenza) e le Categorie;
  • avviare una riflessione giuridica e sindacale sul Contributo del datore di lavoro, sulla titolarità dellazione per gli omessi o ritardati versamenti, Fondo di garanzia Inps, sulla destinazione del Tfr versato alla Tesoreria unica dello Stato.

L’incerto futuro della previdenza

1. Fare informazione. Due belle pagine del “Corriere Economia” (Pensioni.Non partite senza montare la scorta, 3 ottobre) con quattro domande (e risposte) essenziali, realizzate con la collaborazione di Progetica.

Dopo le ultime riforme a quale età si andrà in pensione? Certo più tardi. Chi, ad esempio, avesse cominciato a lavorare come dipendente a 30 anni dovrà aspettare i 68 per andare in pensione.

La pensione sarà più lontana ma a quanto ammonterà? Le prospettive non sono certo rosee. Un dipendente quarantenne, ad esempio, con il vitalizio potrà arrivare al diciannovesimo giorno del mese.

Meglio tenere il Tfr oppure conviene investirlo? Nel breve periodo (a un anno) il confronto è a favore del Tfr, che si rivaluta con un tasso del’1,5% più il 75% dell’inflazione. Nel medio-lungo periodo, invece, è vero il contrario: a 10 anni la liquidazione non ha mai battuto un comparto garantito e solo nel 24% dei casi ha fatto meglio di un azionario. Su vent’anni la liquidazione risulta sempre perdente. Quarta domanda. Quanto hanno reso i fondi pensione. Hanno battuto il Tfr? “Il confronto (tra un iscritto ai Fondi e uno non iscritto, ndR) conferma la validità della previdenza integrativa contrattuale afferma il presidente di Fonchim, Saltalamacchia che su lunghi orizzonti temporali ottiene risultati positivi anche in situazioni di perdurante turbolenza dei mercati finanziari.”

1.1 Fare informazione. Dopo anni in cui l’allarme sulla ridotta copertura della futura previdenza pubblica rispetto alle ultime retribuzioni si è diffusa coram populi, rimbalzando per ogni dove nei messaggi, nelle analisi e nelle statistiche, arriva la sorpresa: Giovani, sorpresa pensione. Arriverà al 70% del reddito (“Corriere della sera”, 9 ottobre). Ma come? Ci si vuole stupire con effetti speciali?

Si andrà in pensione sempre più tardi e questo consentirà di avere di più dalla pensione: questo in sostanza il messaggio di Patriarca, responsabile dell’area pensioni dell’ufficio Studi dell’Inps in un Rapporto che – si dice nell’articolo non impegna l’istituto (?).

“Una persona – sostiene in controtendenza Patriarca, secondo l’articolo – che comincia a lavorare oggi a 34 anni e andrà in pensione nel 2046 dopo 35 anni di lavoro dipendente prenderà il 70% dell’ultimo stipendio… Anche restasse precario per tutta la vita lavorativa, la conclusione è che andrebbe in pensione con un assegno pari al 57% dell’ultima retribuzione! Sarebbe interessante sapere il 57% di cosa, diciamo noi. Patriarca dice che certo sarebbe poco, insufficiente, ma questo riguarda il mercato del lavoro non la previdenza”.

E il Tfr? Certo sostiene Patriarca secondo l’articolo quella è una risorsa aggiuntiva, ma visto e considerato che i Fondi non sono decollati, basterebbe trasformarli in rendita per aumentare il tasso di copertura di 13 punti (in caso di carriera contributiva piena!).

Ma se i Fondi non “decollano”, implicitamente questo vuol dire che vanno male? Non sarà il caso di incentivarne la diffusione? Che si fa, li si chiude o si crea un nuovo pilastro, il quarto? Se non ricordiamo male, già in un articolo a firma congiunta (Cofferati, Patriarca) su “l’Unità” ai primi di agosto, si dava conto dei dati apparsi ora su “il Corriere della sera” (e oggetto di una presentazione ufficiale il 10 ottobre) e vi si esponeva tra l’altro la proposta di distribuire il Tfr 2011 e 2012 in busta paga ai lavoratori per fronteggiare il calo dei consumi (con effetti pensiamo noi che si sarebbero rivelati quanto meno effimeri, forse gravosi dal punto di vista fiscale per il lavoratore e dannosi dal punto di vista del mancato risparmio previdenziale complementare.

2. Riformare ancora le pensioni per agire sul debito pubblico o per favorire quelle future dei giovani? Questi, infatti, rischiano di andare in pensione con il 40 o addirittura il 30% dell’ultimo stipendio, considerando le probabili discontinuità (Pensioni? Riformiamole pensando ai giovani, “Corriere Economia”, 3 ottobre). “Bisognerebbe anche chiedersi per quale motivo la previdenza complementare ha avuto uno scarsissimo tasso di adesione (non più del 25% dei lavoratori).”

Tra l’altro “l’Italia è il più vecchio Paese d’Europa e, nel mondo, è secondo solo al Giappone”. (…) Il declino demografico ha infatti una relazione che non è monodirezionale ma biunivoca con la crescita o il declino economico. Se è vero che quando non c’è lavoro si fanno meno figli, è anche altrettanto vero che fare meno figli ha risultati collettivi, cioè sociali, disastrosi nel medio lungo periodo (Nel 2050 il crollo della popolazione in età lavorativa, “Corriere della sera”, 5 ottobre).

3. “Se le nuove regole previdenziali entrate in vigore all’inizio dell’anno (finestra mobile e “quota 96” per i pensionamenti con 35 anni di contributi) hanno frenato i flussi di pensionamento nel settore privato, tra gli statali sembra invece essere scattata una vera e propria fuga di massa” (Pensioni, fuga dal pubblico impiego, “Il Sole 24Ore”, 4 ottobre). Secondo dati Inpdap nei primi 9 mesi dell’anno le nuove pensioni sono state 75.743 (+5,27%), con un boom degli assegni di anzianità (+34,2%). Tra le cause, l’introduzione della norma che consente alle amministrazioni di “pensionare” i dipendenti che hanno raggiunto i 40 anni di contributi. Inoltre il blocco degli stipendi, lo stop del turnover, i trasferimenti interni e il blocco della buonuscita “che chi va in pensione anticipata percepirà dopo 24 e non più 12 mesi dalla fine del servizio” (Pensioni anticipate, fuga delle donne, “Corriere della sera”, 4 ottobre).

Sul fronte della previdenza complementare, nel pubblico impiego l’unico strumento attivo è Espero, per i dipendenti della scuola. Esistono poi i Fondi territoriali (Trentino-Alto Adige, Laborfonds e Valle d’Aosta, Fopadiva), ai quali possono aderire i pubblici dipendenti. A dicembre scorso era stato costituito Perseo, per i dipendenti della Sanità e degli Enti locali (il Fondo però non ha ancora cominciato a raccogliere le adesioni), “Milano Finanza”, Quei contributi virtuali, 8 ottobre. A settembre è stato costituito Sirio, Fondo pensione dedicato ai dipendenti dei ministeri, del parastato, della presidenza del Consiglio, del Cnel, dell’Enac: vi potranno aderire anche Università e ricerca, Agenzia del demanio, Agenzie fiscali, Comuni e Federazioni sportive.

Uno dei problemi è dato dall’accantonamento virtuale del Tfr presso l’Inpdap con la sua confluenza nel fondo pensione solo al pensionamento con difficili implicazioni in caso di anticipazioni e riscatti.

“Il finanziamento previsto della previdenza collettiva del pubblico impiego è costituito da un mix di reale e virtuale: 1) una contribuzione reale, costituita dal contributo del lavoratore e dall’accantonamento stanziato a titolo di copertura del contributo posto a carico del datore di lavoro (amministrazioni pubbliche); 2) una contribuzione figurativa, costituita dalle quote di Tfr e dalla contribuzione di cui al punto seguente; 3) tale accantonamento virtuale avviene presso l’Inpdap che lo remunera in base a un tasso di rendimento inizialmente pari alla media dei rendimenti netti di un paniere di fondi da individuare; 4) una contribuzione figurativa del’1,5% della base retributiva di riferimento per i soli lavoratori che optano per la previdenza già in servizio alla data del 31/12/2000 e tenuti, nel precedente regime di Tfs, al versamento di un contributo pari al 2,5%.

4. Sono affiorate ormai da un paio di settimane una serie di prese di posizione intorno alla possibilità di rendere la previdenza complementare obbligatoria, proposte che si articola attraverso varie ipotesi di soluzione. Da quelle morbide che l’immaginano realizzabile solo per via contrattuale, con diritto di recesso, legata al solo contributo del datore e del lavoratore (quindi senza impegno obbligatorio del Tfr), a quelle che la vorrebbero generalizzata, magari sostenuta da un incentivo fiscale. Non mancano i contrari, anche qui con diverse motivazioni: “Non è una buona strada dice Elsa Fornero, esperta di previdenza il momento è difficile e proprio perché devi costruire fiducia, obbligare qualcuno non va bene”. Così Fornero al Forum Axa, dove invece Mussari, presidente dell’Abi e di Mps, e Cerchiai, presidente dell’Ania hanno espresso parere favorevole (“Avvenire”, Le pensioni integrative? “Siano obbligatorie”, 5 ottobre; “Il Messaggero”, Mussari: sia obbligatoria la previdenza integrativa, 5 ottobre). Altre posizioni contrarie esprimono la preoccupazione che la concomitanza tra l’idea di obbligatorietà del secondo pilastro e nuova manovra economica intorno alla previdenza pubblica nasconda in realtà la volontà di ridurre ulteriormente la copertura da parte della pensione pubblica.

5. Aperta opposizione della Confindustria di Emma Marcegaglia, prossima a fine mandato, al “decreto sviluppo” del governo. “Se è vero che i tagli di 6 miliardi per i ministeri sarebbero riduzioni ai fondi Fas non è proprio un decreto per lo sviluppo. Si penalizzerebbero opere infrastrutturali che devono partire.”

6. Enpap, Enasarco, Enpam. Ormai da tempo le Casse sono sotto osservazione da parte delle istituzioni. Sull’Enpap, la bicamerale di controllo (che ha esaminato i bilanci degli anni scorsi) ha espresso giudizi favorevoli “suggerendo, per il futuro, maggiore prudenza sugli investimenti, al fine di salvaguardare il patrimonio”. Inoltre, sempre per il futuro, l’organismo vigilante sottolinea: “si evitino investimenti in titoli ad alto indice di rischio e si limitino il più possibile le consistenti perdite patrimoniali già subite dall’Ente a causa di tali investimenti” (Enpap, bilanci ok, “ItaliaOggi”, 7 ottobre).

Anche per Enasarco messaggi nella stessa direzione (Enasarco, ridurre i costi e intervenire su governance, “ItaliaOggi”, 6 ottobre). “I membri del Cda e quelli del collegio sindacale risulterebbero, sempre stando a quanto pubblicato da una fonte qualificata, di gran lunga quelli più pagati, con circa 80mila euro a testa quando mediamente il compenso per ciascuno dei membri delle altre casse ammonterebbe a circa 16mila euro. Una differenza abissale e questo nonostante l’allora commissario straordinario dell’ente Pollastrini, abbia già ridotto nel 2007 i compensi”.

Anche per l’Enpam, la relazione parlamentare sui bilanci dell’ente dei medici “prende atto di una serie di criticità interne all’Enpam che hanno portato l’organismo vigilante all’approvazione dei bilanci a patto che si osservino i consigli citati”. La Bicamerale ricorda inoltre come “l’ente avesse un’esposizione indiretta nei confronti di Lehman Brothers alquanto significativa pari a 80 milioni di euro nel 2008, e, in generale, in titoli strutturati per un importo pari a circa 3 miliardi di euro nel 2009” Avviso per l’Enpam, “ItaliaOggi”, 6 ottobre).

Premio Strega: Michele Serra si offende ma ci dà ragione

Michele Serra ha risposto ieri all’articolo di Gian Paolo Serino pubblicato sul primo numero de Il Garantista. In un’intera pagina di Repubblica, lo scrittore giornalista replica alle accuse di essersi ritirato dal premio Strega con il suo romanzo Gli sdraiati (Feltrinelli) per facilitare il suo amico e compagno di lavoro Francesco Piccolo, il favorito con Il desiderio di essere come tutti (Einaudi Mondadori). Serra dice di non essersi mai ritirato in quanto non si è mai candidato, dimenticando che le candidature al premio Strega vengono fatte non dal diretto interessato ma dagli Amici della domenica tramite le pressioni delle case editrici.

In un articolo molto attendibile di Affari italiani, Antonio Prudenzano racconta di aver intervistato il direttore editoriale della Feltrinelli, Gianluca Foglia, il quale non avrebbe confermato né smentito la possibilità di avanzare la proposta. Sarà, forse, per questo che Serra parla di «candidatura a mia insaputa», evitando di fare i conti con il meccanismo che affligge il prestigioso riconoscimento. È soprattutto sulla sua vicinanza con Piccolo che il giornalista dimostra di essere più piccato. Non è vero, risponde a Serino, che lui e l’autore del Desiderio di essere come tutti  lavorano per Che tempo che fa. Peccato che i due però abbiano lo stesso lavorato insieme, guarda caso per Fazio, per il quale sono state firme di punta di Vieni via con me.

Ciò che sorprende maggiormente dell’articolo di Serra in risposta a Serino è soprattutto la capacità di concentrarsi a titolo strettamente personale sui piccoli appunti, facilmente peraltro contestabili, e di non dire nulla sul funzionamento del Premio Strega, ormai preso di mira da realtà culturali diversissime. Anzi, Serra, in realtà dà ragione alle nostre critiche. Racconta infatti che quando gli chiesero di entrare negli Amici della domenica «la giuria diffusa e molto autorevole», dopo un anno passato a leggere libri e a rispondere a telefonate degli editori, aveva pensato di ritirarsi. Ma gli spiegarono, molto gentilmente, che i libri poteva anche non leggerli, cosa a cui Serra dice di essersi adeguato senza troppa fatica. Restavano però le telefonate. «Persone a me sconosciute, ma certamente autorevoli chiamavano per sapere se avevo deciso chi votare, e nel caso non avessi deciso erano prodighe di consigli». Ma tutto questo darsi da fare per lo scrittore non è un meccanismo di cui vergognarsi e di cui chiedere conto, ma un valore da difendere. «Non ebbi affatto l’impressione conclude infatti il nostro di un aumma aumma organizzato. Piuttosto, di una feroce, scoperta guerriglia tutta interna al mondo editoriale».

Il buonismo di Serra per fortuna non è condiviso da tanti. Tutti coloro che si stanno battendo per chiedere trasparenza nei meccanismi di candidatura e premiazione. Nell’articolo firmato da Serino, direttore della rivista Satisfiction, si chiede come i libri vengano scelti e come si decida il vincitore. Quella che Serra chiama amabilmente guerriglia, sono accordi tra case editrici che poco hanno a che fare con il premiare la qualità dei libri (ma lo Strega non serve a questo?) e con il rispetto dei lettori. Sì, i lettori. Quelli che ogni giorno diventano sempre di meno, e forse un motivo è anche quell’aumma aumma che Serra non vede.

Olio per friggere: quale scegliere?

La frittura è un tipo di pietanza che piace praticamente a tutti e che presenta, però, delle caratteristiche molto particolari che spesso non la rendono molto apprezzata dagli amanti del fitness.
In ogni caso, per poter garantire una frittura il quanto più genuina possibile, la scelta dell’olio per friggere è assolutamente fondamentale.
Prima di procedere con l’analisi e la valutazione dei vari tipi di olio per friggere presenti in commercio, è bene ricordare quanto sia importante allo stesso modo servirsi di accessori che siano idonei come, ad esempio, la friggitrice ad aria delle Primarie PD 2013 le quali permettono di realizzare gustose fritture senza utilizzare quantità di olio eccessive.

Oli e punti di fumo

Ciò che bisogna chiarire fin da subito è che l’olio, di qualsiasi tipo si tratti, inizia ad essere dannoso nel momento in cui raggiunge o addirittura supera quello che è comunemente chiamato il punto di fumo.
Questo parametro fondamentale sta ad indicare quella soglia massima oltre la quale iniziano ad essere rilasciate sostanze potenzialmente dannose per il nostro organismo. A questo proposito, quindi, è importantissimo non raggiungere mai il punto di fumo, nemmeno per pochi secondi, in quanto comporta dei rischi per la salute anche molto gravi.
Naturalmente, ogni olio per friggere presenta un punto di fumo diverso che varia in base alle caratteristiche dell’alimento stesso:

– Olio di Girasole 130 gradi

– Olio di Soia 130 gradi

– Olio di Mais 160 gradi

– Olio di Arachidi 180 gradi

– Olio Extravergine di Oliva 210 gradi

Come si può notare in particolare l’extravergine di oliva è quello che presenta il punto di fumo più alto anche se non bisogna dimenticare che questa temperatura non deve essere mai raggiunta in ogni caso.

Gusto e sapore

Oltre il punto di fumo è importante notare come anche il gusto ed il sapore giochino un ruolo fondamentale nella scelta del miglior olio per friggere.
In particolare, ad esempio, quello extravergine di oliva non è particolarmente indicato per la frittura mentre quello di arachide può essere un valido sostituto grazie alla corposità della sua consistenza.
Infine, anche la quantità è molto importante è non va assolutamente trascurata in quanto influisce in maniera significativa sulla cottura in generale.
Quando si aggiunge il cibo, infatti, la temperatura dell’olio tende a diminuire per un lasso di tempo influenzando anche il risultato finale.