Cgil: a che punto è la previdenza complementare

Introduzione

Il trend negativo delle adesioni ai Fondi negoziali promossi dalla contrattazione collettiva e il consolidamento delle asimmetrie territoriali, per dimensioni delle aziende, di genere e per classi di età, producono evidenti effetti negativi sulla tutela previdenziale dei futuri pensionati, soprattutto delle giovani generazioni e dei dipendenti della piccola e media impresa, e rischiano d’indebolire lintero sistema della previdenza complementare.

Le cause del trend negativo delle adesioni sono da ricercare nel contesto economico non favorevole alloccupazione e ai redditi da lavoro; nellazione dissuasiva dei datori di lavoro con meno di cinquanta dipendenti, propensi a considerare il Tfr fonte di autofinanziamento a basso costo; nella necessità dei lavoratori ad utilizzare il Tfr per affrontare spese impreviste o non coperte da reddito da lavoro, per integrare un reddito da lavoro esiguo o come ammortizzatore sociale per fare fronte a periodi di disoccupazione.

A fronte di queste problematiche quale ruolo del sindacato e della contrattazione nella promozione delle adesioni considerato che scorciatoie, quale ladesione obbligatoria, non sono praticabili sia dal punto di vista giuridico che dell’opportunità e delle valutazioni? La sintesi che segue individua nella sperimentazione delladesione generalizzata con il solo contributo del datore di lavoro lo strumento per mettere in connessione lavoratori altrimenti non raggiungibili dall’informazione sindacale e per esercitare un’attività di promozione da parte del Fondo, delle categorie e dei Patronati finalizzata all’adesione secondo le regole vigenti.

Luso flessibile del conferimento del Tfr può tradursi nella contrattazione per i soggetti deboli del mercato del lavoro nella facoltà di adesione con il contributo del lavoratore e del datore di lavoro; per i lavoratori meno giovani nella facoltà di poter decidere, in relazione a particolari condizioni in alcune fasi della vita, la percentuale di Tfr da destinare alla previdenza complementare.

La sintesi

1. Il sistema  della previdenza complementare  negoziale

Gl’interventi legislativi in materia previdenziale realizzati nei primi anni novanta, in un periodo caratterizzato da una profonda crisi della finanza pubblica e della rappresentanza politica, hanno riguardato:

  • la sostenibilità del sistema pensionistico con interventi di razionalizzazione della spesa pensionistica e della finanza pubblica, di modifica delletà pensionabile e della modalità di calcolo della prestazione, di omogeneizzazione dei diversi trattamenti pensionistici obbligatori;
  • la salvaguardia e il rafforzamento del regime pubblico, solidale e universale;
  • l’adeguatezza delle future prestazioni pensionistiche attraverso il rafforzamento del sistema pubblico e la centralità della pensione pubblica, che resta il principale attore del sistema di sicurezza sociale, e la realizzazione di un sistema di previdenza complementare per garantire al mondo del lavoro più elevati livelli di copertura previdenziale e lerogazione di trattamenti aggiuntivi alle prestazioni del sistema pubblico.

2. Il quadro delle adesioni

Nel complessivo panorama della previdenza complementare, i Fondi pensione negoziali si caratterizzano per il ruolo attivo dei lavoratori nei processi decisionali e nella definizione della governance, per lefficacia del modello organizzativo, per i ridotti costi gestionali e per risultati della gestione finanziaria in grado di assorbire velocemente i negativi shock finanziari, di vincere la comparazione con il Tfr e di dare nel breve/lungo periodo risultati compatibili con la funzione previdenziale.

Il sistema della previdenza negoziale (finanziamento e gestione delle risorse raccolte) è in grado di assolvere alla funzione primaria dellerogazione di una prestazione aggiuntiva alla pensione pubblica e, come in questi anni di crisi, di svolgere la funzione di ammortizzatore sociale attraverso lerogazione dei riscatti e delle anticipazioni.

Tutti questi elementi sono presenti nelle valutazioni degli aderenti (vedi la pubblicazione Assofondipensione/Mefop) e nei loro comportamenti tantè che, mediamente, 11 mila aderenti allanno in condizione di poter riscattare la loro posizione individuale hanno preferito il trasferimento ad altro Fondo negoziale al quale avevano diritto d’iscrizione in relazione al loro nuovo lavoro.

Già alla chiusura del “semestre” 2007, la Cgil aveva sottolineato come le adesioni dei lavoratori dipendenti alla previdenza complementare (il 27% del totale degli occupati), se pur in linea con il dato europeo delle adesioni volontarie, presentasse forti sperequazioni territoriali e settoriali: soddisfacente il tasso di adesione in specifiche aree territoriali, nella grande impresa e, in genere, nelle aziende ove la presenza del sindacato aveva agevolato un’adesione consapevole da parte dei lavoratori; insoddisfacente, invece, in altre aree, tra i lavoratori della piccola e media impresa, e tra le nuove generazioni del lavoro.

Il dato deludente delle adesioni tra i lavoratori della piccola e media impresa, tra i precari e i soggetti deboli del mercato del lavoro e tra i giovani è da mettere  in relazione anche con la difficoltà del sindacato a produrre un’informazione esaustiva in grado di assicurare una scelta consapevole; con il contesto economico meno favorevole (basse retribuzioni, precarietà e mobilità del lavoro); con lazione dissuasiva dei datori di lavoro portati a considerare il Tfr fonte di autofinanziamento a basso costo; con la necessità dei lavoratori ad utilizzare il Tfr per affrontare le spese impreviste  o per integrare un reddito da lavoro esiguo e per fare fronte a periodi di disoccupazione. Di fatto per una parte del mondo del lavoro il conferimento del Tfr è divenuto una barriera allaccesso alla previdenza complementare.

Un sistema di previdenza complementare fortemente condizionato dalle disomogeneità e dai dualismi (territoriali, di tutela sindacale e generazionale) rischia di compromettere la solidità del sistema della previdenza negoziale, di far venire meno la finalità di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale alla generalità dei lavoratori e di annullare per una parte consistente del mondo del lavoro la possibilità di godere, a seguito di una scelta consapevole, di una pensione complementare.

Dalla fine del semestre (31 dicembre 2007) al 31 dicembre 2012, diminuiscono gli aderenti ai Fondi negoziali per effetto della somma algebrica tra riscatti (mediamente 90 mila allanno) e le nuove adesioni (mediamente 60 mila con modalità esplicite e 17mila con modalità silenti) mentre crescono gli aderenti ai Fondi aperti e ai Piani individuali di tipo assicurativo, nonostante gli handicap della mancata contribuzione del datore di lavoro e del differente costo di gestione, che si traducono in una forte penalizzazione della prestazione pensionistica complementare, e del mancato godimento delle cosiddette prestazioni nella fase di accumulo.

I dati delle adesioni negli ultimi 5 anni (stabilizzazione degli aderenti ai Fondi preesistenti, crescita delle adesioni ai Fondi aperti e ai Piani Individuali Previdenziali, diminuzione degli iscritti ai Fondi negoziali) fanno dire alla Covip che il sistema della previdenza complementare continua a mantenersi su un sentiero di crescita moderata rimanendo comunque al di sotto del potenziale di sviluppo ipotizzato al momento della sua istituzione ed evidenziano le politiche commerciali aggressive di banche e assicurazioni, mentre la diminuzione degli iscritti ai Fondi negoziali evidenzia il contesto economico non favorevole alloccupazione e ai redditi da lavoro e gli effetti sul mondo del lavoro della crisi economica e produttiva e confermano la difficoltà del sindacato a raggiungere e a produrre un’informazione adeguata ai lavoratori della piccola e media impresa.

Landamento delle adesioni ai Fondi negoziali del pubblico impiego di recente istituzione ci consegna gli esiti non risolti della normativa sulle agevolazioni fiscali, della normativa restrittiva in materia di accesso alle prestazioni nella fase di accumulo, del trasferimento reale del Tfr e del Tfs e lincidenza sui comportamenti dei datori di lavoro pubblici del Patto di stabilità interno e della condizione della finanza locale.

3. Rilanciare la previdenza complementare

Nel rispetto dei vincoli di libertà e volontarietà di adesione previsti dallarticolo 1 del Dlgs 252 del 2005 è opportuno, per rilanciare il tema della previdenza complementare e il miglioramento del tasso di adesione, ancora troppo basso sopratutto tra le fasce deboli del mercato del lavoro:

  • esplorare con le controparti datoriali la possibilità di Adesione con il solo contributo del datore di lavoroe di Conferimento flessibile e parziale del Tfr.;
  • richiedere il semestre per i lavoratori pubblici e un nuovo semestre per i lavoratori del settore privato alla fine del quale fare valere il meccanismo delle adesioni silenti;
  • sollecitare al Governo una campagna istituzionale sulla previdenza pubblica;
  • progettare una campagna a favore della previdenza complementare da gestire insieme Assofondipensione e Fondi negoziali;
  • attuare la delibera Covip sul coinvolgimento dei patronati nella raccolta delle adesioni e dare seguito al Protocollo Assofondipensione Cepa, con la sottoscrizioni delle convenzioni tra Inca e i singoli Fondi per agire sul versante delle adesioni, per rafforzare le conoscenze dei lavoratori sulle specularità dei diversi sistemi di previdenza (pubblico e complementare) e per incidere positivamente sulla relazione tra iscritto e fondo anche  nel campo delle prestazioni nella fase di accumulo e nella verifica dei versamenti;
  • impegnare la Confederazione per lattivazione di sinergie territoriali tra il Sistema servizi (Inca, Caaf; Uvl e Sportelli territoriali sulla previdenza) e le Categorie;
  • avviare una riflessione giuridica e sindacale sul Contributo del datore di lavoro, sulla titolarità dellazione per gli omessi o ritardati versamenti, Fondo di garanzia Inps, sulla destinazione del Tfr versato alla Tesoreria unica dello Stato.