L’arcangelo Michele
e una cupola di cielo dorato sono la terza intervista
“Sono qua su”.
Dove?
“Sopra la tua testa, alla sinistra del padre. Qui, nella calotta interna della cupola centrale”.
Alzo gli occhi su una cupola di cielo dorato. Parlano oltre novemila tasselli di pietre fatte dall’occhio e dalla mano dell’artefice, dal mastro bizantino. Parlano e danno voce all’arcangelo Michele, l’angelo che è come Dio e che con Dio difende la fede dalle orde di Satana. Intervistare un’opera d’arte e un angelo insieme è un prodigio che attiene strettamente al miracolo della Cappella Palatina di Palermo, la chiesa gioiello di un Palazzo magnificamente ir-reale.
Vi ringrazio per avermi consentito l’intervista… “È un vero piacere potere prendere parola e per di più da quassù ho visto cose che voi umani… Niente paura, non farò più battute. Voglio solo avvisarti che ne te posso raccontare veramente tante”.
Me ne volete subito dire una?
“Per esempio, sono sicuro che molti pensano che io qui su sono in ottima compagnia, permeato dalla grandezza del Pantocratore e destinato a vedere santità in ogni luogo”.
E non è così?
“Ti dico subito che vicino a me c’è Uriele. Hai mai sentito parlare dell’arcangelo Uriele?”
Veramente mai.
“Niente di strano, perché è un mio collega scomunicato. E poi, se non bastasse questa compagnia ambigua, esattamente sotto i miei occhi ci sono due serpenti di marmo rosso attorcigliati in una spira che allude all’infinito”.
Due serpenti?
“Si, tu non puoi vederli perché sono nel pavimento intorno all’altare. Li calpestano solo i sacerdoti”.
Allora sono il simbolo di satana, calpestato e quindi vinto?
“È un’interpretazione troppo cervellotica. Se tu potessi vederli capiresti che assomigliano più ai dragoni orientali e sembrano stare a protezione dell’altare”.
“Mi confermate che questa cappella è pervasa dello spirito e della spiritualità orientale?”
“Ti ricordo che stai parlando con un mosaico bizantino!”
A proposito, non posso trattenermi dal chiedervi: che cos’è un mosaico? È l’opera paziente delle muse o una sublime decorazione?
“Spero non vorrai discorrere con me di etimologia! Perché a questo allude la tua domanda. Certo, pensare che un angelo possa ritenersi fattura delle muse, è quasi un’eresia. Né mi piace che tu mi veda come una leziosa decorazione”.
Incasso e vado avanti.
Scusate, allora riformulo la domanda: qual è la straordinarietà del mosaico?
“L’unica risposta che potrai avere da me è quella che un mosaico è l’arte che sfida i secoli e non è solo materia, questo guardandoti intorno è evidente. Potresti chiamare muri quelli di questa cappella?”
No, in effetti guardando queste tessere scintillanti riesco a vedere soprattutto luce.
“Già. E questa è sicuramente l’abilità ineguagliabile di chi ha dipinto e assemblato queste tessere. Ma io ti dirò di più, questi mosaici sono un insuperabile capolavoro di diplomazia”.
Diplomazia?
“Hai sentito bene. Ti stupisce che un arcangelo parli in termini così pragmatici?”
Mi stupisce già sentirvi parlare, non mi resta che prendere per buona ogni vostra parola.
“E ci mancherebbe altro! Ci vorrebbe solo che adesso voi smettiate di credere anche alla parola degli angeli! E poi scusa, è più strano un angelo che parla o chi va a intervistare i morti?”
Intervistare i morti?
“L’intervistatore dei morti, così ti chiamano qui”.
Non sapevo. È solo che proprio oggi non mi aspettavo una discussione di politica.
“Non ti deve sorprendere. C’è stato un tempo in cui in questa stessa chiesa si discuteva più di politica che di preghiera”.
Avete detto che questi mosaici sono un capolavoro di diplomazia, che volevate dire?
“Ti spiego. Girati e guarda alle tue spalle”.
Obbedisco. Girando intorno a me e guardando avanti mi domando se sono più io fatto di pietra o quella magnifica scena che mi si dipinge davanti, i cui colori sono talmente vivi da rendere le figure quasi in movimento.
Io vedo un capolavoro e basta.
“Quel mosaico che riveste per intero la parete interna occidentale della chiesa, quello è un manifesto”.
Potete spiegarvi nel dettaglio.
“Stavo per farlo. Allora, vediamo quello che rappresenta. Vedi, al centro c’è il Cristo legislatore che siede solennemente su due cuscini del trono e nella sinistra tiene il Vangelo, mentre nella destra tiene uniti pollice e anulare, il segno della sapienza. Ai suoi lati c’è il mio mezzobusto, il profilo migliore, e quello del mio collega Gabriele. E in basso, a figura intera, i santi Pietro e Paolo”.
Fin qui, perdonate la mia arroganza, ma non ci vedo niente di nuovo. Anzi, mi pare la tipica struttura di un mosaico del XII secolo magnificamente risolta: Cristo, gli Arcangeli e il Santo a cui la Chiesa è dedicata, San Pietro per la precisione.
“E invece questo mosaico è un esplicito manifesto politico di Re Ruggero. Disintossica la mente dalla bellezza che la offusca e leggi: re Ruggero vuole affermare che la sua monarchia deriva dal diritto divino e quindi che egli regna in nome di Dio. Ecco il Cristo sul trono. Io, sono l’arcangelo che scaccia Satana e Gabriele è la mano sinistra di Dio, ma è anche, e soprattutto in questo contesto, il tramite attraverso cui Dio rivelò il Corano a Maometto, l’unico angelo che può parlare siriano e caldeo”.
Un arcangelo interprete per più religioni. E san Pietro e Paolo?
“E qui viene il meglio. San Pietro simboleggia il rito liturgico che si deve officiare in questa chiesa che, essendo Ruggero legato apostolico, deve essere quello latino. Ma, avendo a cuore il re di diventare imperatore di Costantinopoli, San Paolo è lì per rispettare anche la confessione bizantina. Non dimenticare che San Paolo altri non è Saulo di Tarso”.
Quindi è vero che probabilmente la chiesa fu dedicata a entrambi i santi, a Pietro e Paolo, i santi patroni di Roma?
“E più che probabile, se segui la lettura politica che ti suggerisco. Anche perché Pietro rappresenta il discepolo di Gesù, il fondatore della Chiesa e invece Paolo è l’apostolo convertito. Un esempio illustre per incentivare la conversione al cristianesimo”.
È stupefacente che queste pietruzze raccontino tutto questo.
“Tu dici stupefacente e le chiami pietruzze e sei naturalmente incline a vezzeggiarle e a trattarla semplicemente come materia artistica. Io, dopo secoli di riflessione sulla materia che qui mi raffigura, penso proprio che il mosaico sia la migliore rappresentazione dello spirito che ha permeato il periodo normanno-svevo”.
A cosa alludete?
“La caratteristica del mosaico è quella di restituire un’immagine unica e armoniosa, coordinando un numero elevato di piccole pietre. Io non credo sia solo un caso quello che ha voluto il fiorire di quest’arte in Sicilia proprio nel periodo che da Ruggero II arriva a Federico II”.
Voi dite che c’è un nesso tra la tecnica del mosaico e la tecnica usata dai reggenti normanno-svevi nel gestire prima il regno e poi l’impero?
“Per carità, leggi tra le righe. Mi piace semplicemente credere che personalità come quella di Ruggero così come quella di Federico avessero quella stessa mente eclettica e allenata, da riuscire ad avere una visione d’insieme pur avendo a che fare con minuscole e diverse realtà. L’impero di Federico II, per i miei occhi di pietra verde, è un meraviglioso mosaico che tessera dopo tessera ricopre le terre dalla Germania a Gerusalemme”.
Con un’unica differenza, che i mosaici, come quello che vi dà figura in questo momento, sono destinati a durare nei secoli. Gli imperi no.
“Dici bene. Ma quella di cui ti parlavo io era più un’affinità di visione. Sia il mastro mosaicista che l’Imperatore devono vedere al di là dei confini materiali, devono immaginare come sfruttare le differenze per rendere magnifico il risultato”.
Adesso sì che riconosco le parole di un angelo.
“Diciamo che sono avvantaggiato dalla mia natura nel conoscere gli uomini. Ma sai cosa mi permette di saperne veramente di più?”.
- Temo che adesso la vostra natura divina stia rovesciando l’ordine delle cose. Adesso siete voi che fate le domande.
“Era una domanda retorica, volevo solo la possibilità di dirti che, per esempio, in quanto arcangelo Michele, sono qui e in mille altri luoghi ritratto”.
E questo cosa vi ha consentito?
“Non poco. Per esempio ho avuto il privilegio di assistere all’incoronazione di Federico II a Imperatore, essendoci un arcangelo Michele, in quanto opera d’arte, sia nella cattedrale di Aquisgrana, che uno nella basilica di San Pietro a Roma. Ho visto due volte la corona sul suo capo, per mano dei principi tedeschi e per quelle sante del Papa”.
Certo, un peccato che sia stata un’altra la cappella palatina a vedere Federico in ginocchio a coronare il suo sogno.
“Ma io, che ho il privilegio non solo di dirti che c’ero, ma di avere potuto leggere nel cuore di Federico, e questo in quanto angelo, so che in qualche modo questa cappella, la Cappella del palazzo reale di Palermo, è stata lo sfondo di quell’evento”.
Cosa volete dire?
“Ti racconto. Era il luglio del 1215 quando Federico II si inginocchiò nella Cappella Palatina della cattedrale di Aquisgrana, quella fatta costruire da Carlo Magno. Le sue ginocchia toccavano il marmo freddo e i suoi occhi, prima di chiudersi in preghiera, vagavano ammirando gli otto archi decorati a fasce orizzontali in nero e bianco, orgoglioso di osservare quella architettura che in ogni angolo alludeva al potere. Poi, la vista dei mosaici della cupola, gli indusse una fitta di nostalgia la cuore”.
Cosa pensava l’imperatore guardando la cupola della cappella di Aquisgrana?
“Gli occhi guardavano quei mosaici, ma nel petto gli si agitava il ricordo di questa Cappella, lasciata nella reggia di Palermo. E immaginava la sua amata Costanza, Costanza d’Aragona la prima moglie, che nello stesso momento pregava per lui inginocchiata proprio nel punto da cui adesso tu stai parlando con me”.
Federico era legato a Palermo?
“Palermo è sempre stata il cuore del suo progetto imperiale. E negli anni in Germania, se di giorno lavorava all’impero, la notte la passava a scrivere lettere per amministrare il Regno di Sicilia. Per questo, nel momento della sua incoronazione, ricordava ogni mosaico di questa Cappella. Federico era lì con il corpo e qui con il cuore. E rivedeva mentalmente il panneggio della veste dell’Odigitria, l’Annunciazione, la Natività, e poi i suoi mosaici preferiti”.
Quali erano i suoi mosaici preferiti?
“Ah, conoscendo il carattere di Federico dovrebbe essere facile intuirlo. Sono quelli che tappezzano la parte superiore della navata centrale e raccontano la Creazione del mondo”.
Rappresentare la Creazione del mondo era una consuetudine nei mosaici bizantini?
“Tutt’altro. Anzi, insieme ai mosaici del Duomo di Monreale, direi che l’esempio della Cappella Palatina resta unico. E anche questo lo devi leggere nell’ottica di una spiccata sensibilità politica. Attraverso la comune lettura degli episodi della Bibbia, si poteva sperare di avvicinare al Cristianesimo i funzionari di corte ebrei ed islamici”.
Ma perché Federico preferiva proprio questi?
“Creazione della luce, creazione del firmamento, degli animali terrestri, dei pesci, sono tutti episodi sacri, ma osservati uno dopo l’altro assomigliano a un trattato di scienze naturali. Era nota a tutti la passione dell’Hohenstaufen per lo studio della natura e delle sue leggi. Il blu cobalto del mare e l’oro delle stelle ispirarono molti dei pensieri dell’Imperatore”.
Ancora una domanda. A proposito di Federico, lo avete visto spesso venire qui, nella Cappella Palatina, a pregare?
“Secondo te, si contano le volte in cui un uomo si mette a pregare? O meglio vuoi che un angelo, sia messo quassù per sorvegliare con quale frequenza un uomo si inginocchia a Dio? Come un portiere che guarda chi entra e chi esce? Credo che ti sarai risposto da solo. Voglio solo aggiungere che Federico sapeva ascoltare le campane così come il richiamo del Muezzin. E soprattutto, fu un uomo capace di ascoltare le preghiere del ricco e del povero. Questa attitudine è la più grande preghiera che Dio possa ricevere”.
Non so se ho avuto la riposta che volevo dico mentre provo solo vergogna per la domanda che ho fatto e come se l’angelo lo avesse capito, mi concede un’ultima battuta.
“Non ti crucciare, infondo, hai parlato solo con un mosaico”.
Questo dice l’angelo. E poi silenzio. Esco fuori dalla Cappella Palatina, a voi, che ancora dovete entrare, dico che tale è la vita custodita dentro, che se avete il desiderio domandare, aspettatevi pure che questi mosaici rispondano.
Eleonora Lombardo























