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"Federico II e la creazione del sistema sanitario"

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"Federico II
e la creazione
del sistema sanitario"

Continuano le interviste impossibili. È il turno del medico dello stupor mundi.

"Avete sbadigliato! Mi rallegro sempre quando vedo qualcuno sbadigliare. Gli sbadigli e il singhiozzo sono le più audaci reazioni del corpo umano in stato di salute. Siete vivo, state allegro!”- Così mi accoglie il vecchio Calogero, alto e con il fisico scattante nonostante gli anni. Ha una tunica verde ricamata nei bordi con un disegno color porpora. Al collo porta delle collane di ametista e giada. Ai polsi dei bracciali di rame. In lui tutto emana allegria, sicurezza e pulizia, quasi candore. È una figura accogliente. Lo stavo aspettando al secondo piano di Palazzo dei Normanni. Sotto la rosa dei venti dipinta sulla copertura della torre Joaria.
Dovete scusarmi, ho dormito poco.
“Ma quali scuse? Lo sbadiglio indica che siete vitale, che cercate l’aria, l’ossigeno… Sapete quanto è importante l’aria che respiriamo?” Dice così prendendomi sotto braccio e la sua stretta è forte, salda. Mi alza dalla panca dove stavo seduto e comincia a passeggiare con me. In tondo. Iscrivendo una circonferenza nel quadrato di questi muri secolari. E guardandoli bene mi accorgo che pure nel loro semplice rigore, hanno un’affascinante irregolarità, forse una testimonianza ancora non decifrata.
L’aria. Importantissima è?
“Beata ingenuità dei vostri tempi, che potete pensare di fare a meno anche dell’aria! Così importante che già riuscii a persuadere Federico II, intorno all’anno 1240, che bisognava promulgare delle leggi in sua tutela”.
E infatti volevo chiedervi proprio questo…. Dico, arrestando il passo.
“Lo so caro, lo so. So tutto. E infatti vi anticipo. Il tempo è prezioso quasi quanto l’aria. Non smettiamo di camminare. Camminare aiuta il sangue a ravvivare la circolazione. Il cervello può pensare solo se ben irrorato. Vi dicevo… Federico, caro mio, fu uno dei primi sovrani a costituire una sorta di S.S.N.
S.S.N.?
Sì, il sistema sanitario nazionale.
Capisco l’entusiasmo, ma mi sembra un po’ anacronistico parlare di sistema “nazionale”, non crede?
Mio caro, era giusto per parlare la vostra lingua, per farmi comprendere. Si tratta di disposizioni precise che regolano l’attività dei medici e dei farmacisti e dettano precise regole sulle abitudini igieniche da tenere all’interno dell’impero. Hanno avuto una stesura decennale e sono state inserite all’interno delle cosiddette Costituzioni di Menfi.
Il liber Augustalis di Federico II, il corpo di leggi che, partendo dal Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, furono adattate al nuovo sistema imperiale così da dare allo Stato un’impronta unitaria  e all’imperatore il potere assoluto. E in queste leggi che si parla anche dell’aria da respirare?
Per Ippocrate, sì! Articolo XLVIII. Sulla conservazione dell’aria.
E cosa diceva l’articolo XLVIII?
 “Proibiva, per esempio, di macerare lino o canapa nelle acque di città e neanche in quelle vicine per l’intero raggio di un miglio, per evitare che si potesse corrompere la costituzione dell’aria. Pena la perdita del lino e della canapa”.
Come se oggi si vietasse la costruzione di industrie tessili all’interno delle città e delle loro periferie. Fantascienza.
“E invece è stata storia, caro mio. Ancora l’articolo XLVIII ordinava la sepoltura dei morti non contenuti in urne, in buche profonde almeno mezza canna. E le carcasse degli animali, come l’immondizia che produce fetore, dovevano essere gettati in mare o in fiume a un quarto di miglio dalla costa”.
In questo diciamo che non è cambiato molto… anche noi facciamo più o meno così.
“No, caro mio, le immondizie che producevamo noi erano ricchezze. Tutta roba che i pesci potevano digerire”. Non voglio cominciare un discorso sulle politiche ambientali del 1200 equiparate a quelle del 2010. Riprendo il discorso.
Quindi l’aria, come prima cosa.
“Certamente, perché si può prescindere da tutto fuorché dall’aria. Anche le parole che ci stiamo scambiando, non esisterebbero senza l’aria. Vorrei che guardaste con attenzione il posto nel quale ci troviamo in questo momento. Questa è la torre ariosa”.
Questo vuol dire Joaria in arabo?
“Esatto. L’ariosa, la splendente, l’ingioiellata. Dell’antica torre, per essere precisi, resta solo la base. La copertura che vedete sopra le nostre teste è opera dei reali di Savoia. È della meta del XVIII secolo”.
Ditemi come era al vostro tempo.
“Funzionava come una vera Torre dei Venti. Un posto studiato e costruito per portare la frescura dall’esterno all’interno”.
Un sistema pioniere di aria condizionata! Mi permetto di dire io con una battuta, mentre osservo la copertura di questa torre, le cui pareti laterali sono dipinte, a trompe l’oeil , con pitture che compongono mosaici perfetti.
“Caro mio, quello che voi avete detto con il sorriso non è poi così peregrino. In effetti, il meccanismo della torre del vento è proprio quello di catturare il vento caldo e condizionarlo in un percorso obbligato, portandolo a sfiorare il pelo di una superficie d’acqua - qui un tempo c’era una fontana- per poi restituirlo alle stanze fresco”
Certo. L’aria secca si umidifica e l’acqua passando dallo stato liquido a quello di vapore … “Fa l’aerosol al Palazzo! Scusate, battuta da medico…”
… assorbe energia dalla corrente, rinfrescandola. Geniale.
“ Sì, geniale. Caro mio, prima di costruire ai miei tempi si studiava, perché ogni cosa doveva essere pensata per fare stare bene l’essere umano”.
Oggi si chiama bioedilizia. Architettura sostenibile. Ma per tanti secoli è stato buon senso, anzi senso di responsabilità.
“Vedete caro mio, questa era l’essenza della medicina al tempo in cui io la praticavo. La salute”.
Non sono un medico, ma credo che la salute sia anche l’essenza della medicina oggi.
“No caro mio, non è precisamente così. Mi spiego meglio. Oggi la salute è il punto di arrivo, è l’obiettivo cui tende la medicina. E a cui si arriva attraverso un lungo studio della malattia e l’elaborazione della cura”.
Sì. E cos’altro è un medico, se non chi ha la cura e sa riportare allo stato di salute?
“Eh, mio caro, un medico sa cosa è la salute anche senza bisogno della malattia e, ai miei tempi, il suo compito principale era quello di far permanere lo stato ottimale di vitalità. Il medico lavorava affianco dell’imperatore per fare sì che le leggi da promulgare fossero a tutela della salubrità quotidiana. Il medico vero interviene prima della malattia e cura il corpo e l’anima. Allena la vita a non cedere”.
“Sì, ma allora tutti i medicamenti, gli sciroppi, i rimedi… non li somministrava il medico al vostro tempo?”
“Altroché, caro mio. Ma vedete, è diverso somministrare rimedi una volta che è accaduto un danno, sempre considerando il danno come parte del naturale corso della vita e riconoscendo la malattia non in opposizione alla salute, ma come il rovescio della stessa medaglia. Perché, in fondo, la malattia è male interpretata come non-salute; la malattia è solo uno squilibrio a cui il corpo risponde proprio perché è un corpo salutare. Noi studiavamo a lungo la vita e la salute. Oggi si diventa medico studiando la malattia. E quando hanno davanti un uomo, è la malattia che cercano non la salute”.
Ho capito, ma come vi comportate rispetto a una ferita, un’ulcera… Si chiami un chirurgo, non un medico!
Aspettate, ma mi pare che sia sempre all’interno delle Costituzioni di Menfi che la chirurgia viene irreggimentata finalmente all’interno della medicina. Sbuffa, prima di rispondere.
“Sì, sì …per carità. Ma vi dico quello che diceva il mio collega Bartolomeo, famoso maestro della scuola di Salerno: La medicina pratica si divide in due parti: la scienza che conserva la salute e quella che cura la malattia... Conservare la salute è cosa che si può fare meglio e con più certezza che non ripristinare la salute una volta che è andata perduta...La scienza che cura la malattia- a sua volta- si divide in tre parti: conoscenza della malattia; conoscenza delle condizioni morbose da cui derivano le malattie; conoscenza di come e dove si deve intervenire per curare le malattie. Quindi sì, il chirurgo è un medico. Un medico che si occupa di un terzo della metà della scienza medica. E non me ne vogliano…”
Non so se capisco, ma sento un sottofondo logico nel tuo discorso.
“Articolo XLVI. Sui medici. Poiché non si può mai sapere di scienza medica se prima non si sappia alquanto di logica, stabiliamo che nessuno studi scienza medica se prima non studi almeno per un triennio scienza logica”.
Sempre Federico?
“Esatto. Federico, volendo prenderlo a esempio, rispetto alla vita che ha condotto, sempre in viaggio, in battaglia, lunghi inverni ghiacciati ed estati torride, è un uomo che ha incontrato poche volte la malattia. E sapete perché? Perché capì le fondamentali regole igieniche e le diffuse il più possibile al popolo.
Quali sono queste regole?
“Cose banali e assolutamente sostanziali: lavarsi le mani il più spesso possibile, pettinarsi i capelli, indossare indumenti freschi e puliti, fare moto e una dieta equilibrata”.
Oggi questi sembrano i consigli della nonna. E sembrano davvero poca cosa rispetto a quello che fa la medicina contemporanea che impianta cuori, arti e sottrae sempre più gli uomini dalla morte.
“Ah, caro mio, siete troppo giovane per questi discorsi. Lasciate stare la morte, che non è certo del medico che ha paura. Venite con me”- e mi trascina con sé- “Mi parlate dei prodigi della vostra medicina, ma venite qui che vi faccio vedere quelli della mia”.
Sempre tenendomi sottobraccio, mi porta con sé a oriente della sala dei venti. E dopo avere visto dove entriamo, capisco che non possiamo che essere a oriente. Dove nasce il sole, inondando di oro progressivamente tutto quello che incontra. È la sala di Ruggero. Una stanza che confonde il dentro con il fuori. Un giardino ricamato alle pareti con migliaia di tessere luccicanti. Arance, limoni e palmeti. Un paradiso.
È bellissima. Ma cosa volete dirmi Calogero sulla medicina facendomi entrare in questa stanza.
“Il grado di raffinatezza di un’opera d’arte, è l’unità di misura del livello di civilizzazione raggiunto da una società1. Guardate il pavone, simboleggia l’eternità. Guardate il leone, lui è la forza e la regalità. La bellezza di questa stanza racconta molto della civiltà che l’ha realizzata e voluta”.
Io qui vedo scene di caccia, leoni, grifoni, palme, e l’aquila imperiale sopra di noi. Ditemi cosa c’entra con la medicina tutto questo.
“C’entra, caro mio, nel momento in cui voi comprendete che il mio tempo educava alla bellezza. E la bellezza di cui parlo io ha a che fare con l’etica, con il rispetto, e per ultimo con l’incantamento dei sensi. Una società dove questo tipo di bellezza viene cercata e realizzata, ha a cuore la salute dell’uomo. Ha a cuore la vita e non la sopravvivenza”.
Certo qui dentro, in questa stanza e in quella di prima che deve essere stata un giardino coperto, è impossibile immaginare delle pene.
“Caro mio, di certo il discorso che vi ho voluto fare è iperbolico. Ai miei tempi ci si ammalava moltissimo. E di certo la medicina, quella come la intendete voi, che scova il male e il suo rimedio, è progredita felicemente tra i campi di battaglia e le epidemie del mio tempo. Ma, quello che ho voluto raccontare, dal mio osservatorio privilegiato, che è stato il palazzo di un re, è che la salute ha a che fare con tante cose che trascendono l’anatomia e la fisiologia.
Francamente, incontrandovi oggi pensavo che le vostre teorie si sarebbero limitate al Contraria contrariis curentur2.
“Ho solo avuto la fortuna di essere stato medico alla corte di uomini illuminati, che hanno capito il fondamento delle norme più semplici e le hanno applicate a loro stessi e divulgate per il popolo. Hanno salvaguardato l’aria, le acque e i cibi. E non hanno mai dimenticato la bellezza.
Insistete molto sul concetto di bello.
“Perché insisto su quel concetto di benessere che inonda lo spirito oltre che il corpo. Che poi non credo siano cose distinte, caro mio, lo spirito e il corpo. Così come questi mosaici, che pur raffigurando scene assolutamente profane, visti insieme, nell’armonico insieme che compongono, ispirano sentimenti sacri”.
Se ho capito bene, voi dite che la semplice salute del corpo non basta, ma pretendete che ci sia anche un benessere dell’anima. E che il medico, come il sovrano, deve occuparsi dell’una e dell’altra.
“Più o meno è così. Come quando ascolti una bella musica, che rilassa il corpo e innalza lo spirito”.
Mi avete convinto. E da quando vi ascolto ho smesso di sbadigliare e mi è passata la stanchezza.
Sorride. E già voltandosi di spalle mi dice “Caro mio, ricordate che se non trovate medici, dovete cercarne tre eccellenti: la gaiezza, la tranquillità e la bellezza”.
E qui, nella Sala di Ruggero, direi che si può stare veramente bene e che questi tre medici non mancano, la vita mi appare forte come la sezione della sequoia fossile che sfida il tempo al centro della stanza.
Sono rimasto solo, Calogero è già andato oltre. E mentre si allontana, con uno strano accento sento cantare… “Breathe, breathe in the air /Don’t be afraid to care /Leave but don’t leave me/ Look around, choose your own ground /For long you live and high you fly/And smiles you‘ll give and tears you’ll cry/ And all you touch and all you see /Is all your life will ever be”3.

Eleonora Lombardo


Bibliografia
La città di Palermo nel Medioevo di Franco D’Angelo - Valdimir Zoric in Quaderni ed estratti di Schede medievali 11 - 2002 Federico II di Wolfang Sturner Guida di Palermo sotterranea di Pietro Todaro edizioni Epos Palermo 2002 Federico II di Svevia di Renato Russo Federico II di Svevia Imperatore e re di Sicilia di Claudio Alessandri.

Note
1 Ibn Khaldun.
2 “I contrari si possono curare con i contrari”, ovvero se si conosce la causa del male si provi a curarla con il principio opposto. Insieme, alla locuzione “similia similibus curentur” (i simili sono guariti dai simili), è uno dei principi cardine della medicina di influenza ippocratica.
3 Respira, respira nell’aria/
Non aver paura d’insistere/
Parti, ma non lasciarmi /
Guardati intorno, scegliti il terreno adatto/ Per quanto tu viva e in alto voli. Da Breathe- Pink Floyd da The dark side of the moon-1973

 

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